27/03/15

OSPITI: sabato 28 febbraio FEDERICO PONTIGGIA

L'ospite rivelazione dell'anno, a cui ormai ci siamo molto affezionati è Federico Pontiggia che tornerà a trovarci domanisabato 28 marzo, alle 16 dopo la visione del film "Lunchbox".

Si distingue per il suo stile coinvolgente, estroso, ironico, a volte anche irriverente. Molti di noi già lo conoscono grazie ai suoi articoli su testate importanti come "Il fatto quotidiano" o la rivista "Cinematografo" della Fondazione Ente dello Spettacolo, ma le sue collaborazioni sono numerosissime: Rolling Stone Italia, Micromega, Vivilcinema e l'agenzia Adnkronos. E’ autore e conduttore per Rai Movie di Cinemag e Cine Talk.

La sua attività di critico è frenetica, da poco inoltre è stato chiamato come giurato del Bif&st 2015, il Bari International Film Festival, che temporalmente è il primo dei grandi appuntamenti con i premi del cinema italiano: il David di Donatello, i Nastri d’argento ed il Ciak d’oro.

24/03/15

27-28 marzo: LUNCHBOX

di Ritesh Batra (in inglese)


Ila prepara tutti i giorni il pranzo al marito, lo impacchetta in una "lunchbox" (una gavetta) e lo consegna a chi glielo porterà. Per un errore però il suo pacchetto comincia ad essere recapitato ad un'altra persona, Saajan. Visto che suo marito non si accorge di ricevere cibo preparato da un'altra donna e visto che ha cominciato a mandare biglietti dentro il pasto a Saajan (che risponde), Ila decide di continuare, scoprendo di più su un uomo che ha da tempo smesso di cercare qualcosa nella vita, e di converso scoprendo che forse è il momento anche per lei di cambiare qualcosa.
Film indiano che attenua le componenti più esagerate di quella cinematografia, apparendo così più digeribile anche agli spettatori internazionali. Lontano dall'India d'esportazione delle cartoline che possono piacere solo agli stranieri ma anche lontano dal sentimentalismo zuccheroso e dall'ingenuità della Bollywood di grande incasso, Lunchbox è una commedia sentimentale che quanto a serietà e rigore potrebbe gareggiare con quelle europee (per non dire le americane).

(continua su mymovies.it)

20/03/15

18 aprile 2015 - L'appetito vien mangiando.


Pronti per il grande evento finale? Sabato 18 aprile alle 17.30 presso l'Auditorium Seraphicum concluderemo l'anno con uno spettacolo dedicato ad un binomio stimolante per i nostri sensi sempre in cerca di stimoli piacevoli: cinema e cibo. Le sequenze più famose, più curiose, divertenti e commoventi della storia del cinema verranno accompagnate dagli interventi del critico cinematografico Edoardo Zaccagnini e condite con interventi musicali eseguiti dal vivo. Un'occasione unica per festeggiare insieme la passione che ci accomuna, il cinema, e per prepararci al grande evento dell'Expo che si terrà a Milano dal 1° maggio fino a fine ottobre. In fine, siccome l'appetito vien guardando, non ci faremo mancare certamente qualche leccornia per deliziare il palato. Peccato di gola? No! Il vero peccato sarebbe mancare.

17/03/15

20-21 marzo: TUTTO SUA MADRE e PHILIPPE ARINO





Guillaume ama sua madre sopra ogni cosa e fino a confondersi con lei, replicandone i gesti, imitandone la voce, ribadendone il potere. Inviso al padre e ai fratelli, prepotenti e virili, Guillaume si convince di essere una ragazza nella solitudine della sua stanza, dove gli vengono in soccorso la principessa Sissi e l'Arciduchessa Sofia di Baviera. Cresciuto da 'diverso' e rifugiato in un mondo immaginario, Guillaume parla come una ragazza, si veste come una ragazza, è delicato come una ragazza, balla la sevillana come una ragazza. Motivo di imbarazzo per quella famigliabon chic bon genre (good style, good class) che vive e si annoia in un 'area' compresa tra Parigi e Versailles, Guillaume viene allontanato e costretto in collegi maschili, dove scopre a sue spese di essere un ragazzo. Vittima di un fraintendimento crudele e di una valutazione familiare irrazionale, che lo crescono femmina e lo qualificano omosessuale, Guillaume si abbandona confuso e umiliato sui lettini di analisti, psichiatri e ufficiali medici. Alla ricerca della sua identità e della sua voce, troverà il suo posto a tavola e sul palcoscenico del mondo. 

Membro della Comédie Française, Guillaume Gallienne ha interpretato a teatro tutti i ruoli, limitandosi sullo schermo a impersonare il suo e quello del genitore, la cui voce interiore non smette di tormentarlo durante il faticoso affrancamento dai condizionamenti famigliari. Attore, nella realtà e nella finzione, Guillaume Gallienne ha trasformato i dolori dell'infanzia in carburante artistico, maturando una consapevolezza del proprio corpo e di sé che lo rende adatto a interpretare tutte le età della (sua) vita. Bambino, adolescente, adulto, Gallienne è sempre credibile dentro un one-man show autobiografico profondo e sottile.

(tratto da Mymovies)

Ospite al dibattito lo scrittore omosessuale francese Philippe Ariño: molto noto in Francia per la sua analisi schietta, ma scomoda dell'omosessualità. Una lettura scomoda perché conciliante con le posizioni della Chiesa cattolica in materia, ma anche perché mette in crisi termini "artificiali" (secondo la sua analisi) come "eterosessualità" ed "omosessualità", per ritornare al binomio originale che contraddistingue il genere umano: "maschio" e "femmina".
La via della castità che lo scrittore propone al suo pubblico, non è una forma di castrazione per chi vive una condizione di diversità, ma un'opportunità per tutti di vivere l'amore nella complementarietà e nel rispetto dell'altro, liberandosi da ogni forma di possessività.

Philippe Ariño quindi non parla solo ad un pubblico omosessuale o ad un pubblico cattolico, la sua testimonianza è universale perché riguarda l'uomo nella sua complessità.

13/03/15

NOTIZIE: STOP 13-14 MARZO, PHILIPPE ARINO IL 21 MARZO DOPO IL FILM "TUTTO SUA MADRE"

Nonostante la sospensione del Cineforum di questo week-end, non smettiamo di lavorare per voi, perché l'esperienza della condivisione di un film possa essere occasione di arricchimento personale, approfondimento, relazione e dialogo.

Ci è stata confermata la presenza del regista Daniele Ciprì sabato 11 aprile, concluderemo così in bellezza la stagione cinematografica 2014-2015.
La settimana successiva vi offriremo una grande festa: lo spettacolo "L'appetito vien mangiando" con Edoardo Zaccagnini, a cui seguirà una bella sorpresa, che per ora non anticipiamo.

Non dimentichiamoci della virata internazionale che il Cineforum Seraphicum ha preso negli ultimi dibattiti ospitando l'ambasciatore polacco presso la santa sede Piotr Nowina Konopka, ex portavoce di Lech Walesa e prossimamente lo scrittore omosessuale francese Philippe Ariño che interverrà, sabato 21 marzo dopo la proiezione del film "Tutto sua madre" di Guillaume Galiene.

Anche se il film "Tutto sua madre" non parla propriamente di omosessualità, ma al contrario di assumersi la propria eterosessualità in una società che decreta troppo facilmente l'identità di una persona alla ricerca di se stessa, pensiamo che la lettura e la testimonianza diretta di uno scrittore eclettico come Philippe Ariño possa fare la differenza.


Non perdiamo l'occasione di conoscere una persona così straordinaria, per le sue posizioni concilianti con il magistero della Chiesa cattolica e allo stesso tempo pienamente consapevole e sereno sulla sua identità. La sua voce nell'ampio dibattito sui diritti degli omosessuali si distingue per lucidità e sensibilità.






VISTI PER VOI: VIZIO DI FORMA

DAL ROMANZO DI THOMAS PYNCHON IL NOIR RILETTO IN CHIAVE PSICHEDELICA NELL’ULTIMO FILM DI PAUL THOMAS ANDERSON



Uscito nelle sale, a dir la verità senza eccessivi clamori, “Vizio di Forma”, ultima fatica del talentuoso regista de “Il petroliere”, “Magnolia”, fino al recente e discusso “The Master” , ha sicuramente un merito: avere portato sullo schermo il romanzo omonimo di un autore di culto, quale Thomas Pynchon, che aveva finora negato il suo consenso al fine di adattare per il cinema questa sua opera, pubblicata la prima volta nel 2009 con il titolo originale “Inherent Vice” (che significa letteralmente ”Vizio intrinseco”, il che dimostra ancora una volta quanto le libere traduzioni dei distributori in Italia non facciano altro che confondere lettori/spettatori che nel libro avevano colto il motivo appunto “intrinseco” del titolo che sta alla base dell’opera di Pynchon ).

Oltre a tale indiscutibile merito, chi ha visto il film, nonostante apprezzi le indubbie doti registiche di Anderson, ha dovuto altresì riconoscere lo smarrimento di quest’ultimo all’interno di una trama contorta e di non facile comprensione, già evidente nel romanzo, e ritrasposta fedelmente sullo schermo senza ulteriori adattamenti. Si rimane in tal modo imbrigliati nella fitta rete di personaggi e sottostorie, riferimenti e numerose citazioni che costellano il plot narrativo a partire dal suo principale, l’investigatore privato Larry “Doc” Sportello. Il personaggio in questione (interpretato da un bravissimo Joaquin Phoenix, già protagonista in “The Master” affianco al compianto Philip Seymour Hoffman), è di chiara ispirazione chandleriana, sebbene ben lontano dall’ archetipo letterario di Philip Marlowe, o meglio potrebbe esserne una sua evoluzione “fricchettona” e spiccatamente hippie, in linea con l’ambiente nel quale le vicende sono narrate. Siamo infatti a Los Angeles , nel 1970 e in piena stagione dei figli dei fiori, con ancora freschi gli echi di Woodstock , ma con il controcanto altrettanto rumoroso della guerra del Vietnam che già incombe. Tra surfisti perennemente in trip, bande di motociclisti d’ispirazione neo – nazista, speculatori immobiliari cinici e mogli insoddisfatte al seguito, narcotrafficanti e via discorrendo, il protagonista e detective Sportello, si vede affidare un incarico dalla sua ex, che ripiomba così all’improvviso nella sua vita. La ragazza (Shasta Fay) è l’amante di un noto costruttore, che da anni ha invaso la costa californiana attuando una feroce speculazione edilizia, con l’avallo implicito della polizia e delle autorità locali corrotte. Quando quest’ultimo scompare dal nulla, Shasta, che teme ci sia lo zampino della consorte con la complicità del suo nuovo amante, si rivolge al suo insolito ex fidanzato. Inizia in tal modo un’inchiesta dagli esiti imprevisti e ricca di situazioni paradossali, al ritmo incessante delle hits musicali dell’epoca, dettagliatamente descritte sia nel romanzo, che nell’adattamento cinematografico.

“Vizio di forma” ha nonostante tutto il pregio di essere un’opera che riesce a cogliere lo spirito di una generazione che, attraverso la rivoluzione dei costumi sessuali ma non solo, cercava di affrancarsi dai suoi padri conservatori e dal perbenismo imperante nel decennio precedente. Rimpiangendo il sogno kennedyano infrantosi a Dallas qualche anno prima, tramutatosi nell’incubo della presidenza Nixon, tanti ragazzi cercarono così rifugio in quei paradisi artificiali, di cui lo stesso protagonista/detective Sportello mostra di far sapientemente uso tra un’indagine ed un’altra, quasi a voler rimarcare la disillusione dei suoi coetanei che, cercando il paradiso perduto tra pace amore e marijuana si persero nell’inferno della droga o tra il napalm delle foreste vietnamite.

(di Vincenzo Laurito)